Le notizie che arrivano dagli Stati Uniti sull’aumento dei casi di morbillo non ci tranquillizzano. Dalla fine di gennaio di quest’anno sono oltre 200 le persone infettate, per lo più in Texas e in New Mexico, dove è in corso una vera e propria epidemia. Per comprenderne la portata, è utile fare un confronto con i casi dell’anno precedente: nel corso di tutto il 2024 i contagiati sono stati 285, solo di poco superiori a quelli dei primi due mesi di quest’anno. E pensare che parliamo di un paese, gli USA, dove nel 2000 il morbillo era stato dichiarato eliminato: i pochi casi che si registravano erano importati dall’estero. Come ci si può facilmente immaginare, i soggetti più colpiti sono quelli non vaccinati. E a conferma del fatto che il morbillo non è una malattia banale, purtroppo in Texas e New Mexico si iniziano anche a contare i morti: alla fine di febbraio è deceduto un bambino e pochi giorni fa le autorità sanitarie statunitensi hanno comunicato la morte di un adulto positivo al virus del morbillo. Entrambi non vaccinati. Ma perché un’epidemia dall’altro lato dell’Atlantico attira la nostra attenzione? Intanto, perché il morbillo è una malattia estremamente contagiosa e, come abbiamo imparato con il Covid, i virus viaggiano con facilità da un paese all’altro. Ma soprattutto perché parliamo di una malattia completamente prevenibile con un semplice vaccino efficace e sicuro. Se il virus circola, dunque, significa che le persone vaccinate sono meno di quante dovrebbero essere, e in effetti in Texas l’epidemia è partita in una regione caratterizzata da coperture vaccinali particolarmente basse, sotto il 90%. Tenete conto che per raggiungere la cosiddetta immunità di gregge i vaccinati devono essere almeno il 95% della popolazione e che coperture vaccinali inferiori al 90% rendono difficile contenere un’eventuale epidemia. Come siamo messi in Italia? Possiamo migliorare: se per la prima dose ci avviciniamo all’obiettivo del 95% e in molte regioni (in Piemonte non ancora, ma siamo vicini) lo superiamo, purtroppo sono ancora pochi (intorno all’85%) i bambini che a cinque anni concludono il ciclo vaccinale con due dosi (solo così ci si assicura la protezione del 97% nei confronti di questa malattia). Il mio consiglio, se non avete fatto vaccinare i vostri figli con due dosi, è di recarvi al più presto al centro vaccinale. Suggerimento valido anche per gli adulti: come abbiamo detto più volte per altre malattie, non è mai troppo tardi per vaccinarsi.
[Articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Torino martedì 11 marzo 2025]
Fonti
https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1741191468.pdf