Renata Gili

Senza i dati la sanità è al buio

La Befana ci ha portato il carbone: il 5 gennaio è uscito un articolo su “The Lancet”, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, che non risparmia le critiche al nostro servizio sanitario. “Il sistema italiano dei dati sanitari è guasto”, titola il pezzo senza mezzi termini. Una delle principali cause, dice, è che non esiste un sistema unificato a livello nazionale per la raccolta di referti, dati ospedalieri e cartelle cliniche del medico di famiglia. I dati sono frammentati e la loro condivisione fra il paziente e le diverse figure sanitarie è difficile, se non impossibile. Cosa significa, in pratica? Ognuno di noi l’ha provato, almeno una volta. Immaginate di essere in vacanza in una regione diversa dalla vostra. Malauguratamente non vi sentite bene e vi recate in pronto soccorso: il medico non conosce la vostra storia, dovete raccontargliela. Se siete giovani e in salute, non è difficile. Ma se la storia clinica alle vostre spalle non è semplice, se prendete farmaci o avete fatto esami diagnostici recenti, la questione potrebbe complicarsi. Ancora peggio se i diretti interessati non siete voi ma un vostro caro e la cartelletta con i vari referti è rimasta a casa. Non è facile ricordare tutto. Una dimenticanza, però, potrebbe essere pericolosa. Il Fascicolo Sanitario Elettronico dovrebbe risolvere questi problemi. Viviamo, però, in un paese con 20 sistemi sanitari diversi, uno per regione, che non comunicano fra loro. Le conseguenze sono importanti: l’assistenza ai pazienti è peggiore e i costi lievitano (spesso è necessario ripetere esami già eseguiti). Purtroppo ciò non capita solo quando si è in una regione diversa ma, addirittura, nella stessa città: non sempre si parla la stessa “lingua digitale” da un ospedale all’altro, da una asl all’altra o da una struttura privata a una pubblica. La nostra regione è una di quelle più avanti da questo punto di vista ma nemmeno qui le cose funzionano come dovrebbero: a oggi non tutti i medici hanno accesso al fascicolo sanitario dei propri pazienti. L’articolo di The Lancet ci fa riflettere sulla necessità di riforme strutturali: non abbiamo bisogno di mettere ulteriori soldi qua e là, per tentare di risolvere in modo disordinato gli innumerevoli problemi del nostro servizio sanitario. Abbiamo, piuttosto, bisogno di rivederne l’organizzazione nel complesso, per ridurre gli sprechi e guadagnare in efficienza: solo così migliorerà la qualità delle cure.

[Articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Torino martedì 7 gennaio 2025]

Fonti

https://www.thelancet.com/action/showPdf?pii=S2666-7762%2824%2900375-2