Renata Gili

Pronto soccorso affollati e aggressioni al personale sanitario

Ho la febbre da giorni, dove vado? Al pronto soccorso. Ho male alla schiena, dove vado? Al pronto soccorso. Male al petto? Idem. E via così, per le mille situazioni che richiedono una visita medica in breve tempo (o che il cittadino percepisce come tali). La realtà è che il pronto soccorso è, a oggi, l’unico servizio sanitario che permette a ogni cittadino un rapido accesso, con almeno una consulenza medica e degli esami del sangue assicurati. È l’unico servizio, insomma, che non chiude mai le porte, che assiste tutti, qualunque sia il bisogno di salute, anche quando il regime d’urgenza non è necessario. Evenienza, quest’ultima, tutt’altro che rara: quasi un paziente su due fra quelli che si rivolgono al servizio di emergenza potrebbe (dovrebbe) essere curato altrove. Non è un caso, quindi, che il pronto soccorso sia sovraccarico, esaurito, sold out, come si direbbe oggi per un concerto. Ma a differenza di uno spettacolo, l’emissione dei biglietti (gratuiti, ovviamente) non viene interrotta: il flusso degli ingressi è continuo a fronte di risorse ospedaliere sempre più scarse. Fatto che porta a lunghe attese, a risposte talvolta insoddisfacenti, a corridoi che straripano di barelle e così via. È quasi superfluo dire che in una tale situazione eventuali tensioni fra pazienti e operatori non si attenuano, anzi. Entriamo, così, nel triste capitolo delle aggressioni al personale sanitario. Nel 2023, solo a Torino, sono state oltre 130, una ogni tre giorni. È quindi ottima la notizia che in due pronto soccorso torinesi è attivo un nuovo servizio di accoglienza gestito da volontari di due associazioni di Carabinieri: faranno da filtro fra familiari e operatori sanitari, accoglieranno richieste, forniranno informazioni. Ed è bello che alla presentazione del progetto ci fosse il nuovo Assessore alla Sanità piemontese, Federico Riboldi, a dimostrare l’impegno sul tema. L’Assessore, però, ha concluso il suo discorso affermando che “non possiamo permettere a pochi delinquenti di rovinare il pronto soccorso”. Ma è davvero così? E la carenza di personale, allora? E la sanità territoriale poco efficiente? Conosciamo bene le ragioni per le quali non tutto funziona correttamente, non certo per gli ignobili gesti di alcuni. Chiedo, quindi, all’Assessore: concentrerà i suoi sforzi affinché venga fatto tutto ciò che fino a oggi è mancato per assicurarsi che “quei pochi delinquenti” non trovino più una situazione così critica? La risposta nei prossimi anni.

[Articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Torino martedì 30 luglio 2024]

Fonti

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=120324

https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?approfondimento_id=19010

https://www.lastampa.it/torino/2024/03/12/news/ospedali_piemonte_aggressioni_medici_infermieri_2023-14140867