Da 51 a 100 milioni di euro: è l’aumento di spesa per i cosiddetti “gettonisti” che la nostra regione, fra il 2021 e il 2023, si è trovata ad affrontare, il doppio in soli due anni. Ma facciamo un passo indietro e vediamo perché ci troviamo, oggi, in questa situazione. Intanto, chi sono i gettonisti. Sono operatori sanitari, per lo più medici e infermieri, che non sono dipendenti pubblici ma lavorano nel Servizio Sanitario Nazionale per conto di privati. Il sistema pubblico è oggi costretto a utilizzare tali servizi per far fronte alla carenza degli organici. Da oltre un decennio, infatti, la sanità sta affrontando una pesante crisi nel settore del personale. I motivi sono chiari. Uno, per circa dieci anni c’è stato il blocco delle assunzioni: chi andava in pensione non veniva sostituito per limiti di spesa. Due, dei pensionamenti non si è tenuto conto nemmeno per la formazione dei futuri medici. Siamo stati miopi, abbiamo formato meno specialisti di quelli necessari. Tre, gli operatori sanitari, dal pubblico, scappano. Fra il 2021 e il 2023, per esempio, se ne sono andati oltre 10.000 medici. Assumiamone di nuovi, allora. Sarebbe giusto, ma ci sono due problemi. Da un lato, il limite di spesa a oggi rimane. E perché gettonisti sì e dipendenti no? Semplice: la spesa per i primi non pesa sul capitolo personale, è rendicontata diversamente. Si aggira il limite, poco importa se si finisce per spendere di più. Dall’altro, il problema principale: perché un medico (o un infermiere) dovrebbe scegliere di lavorare nel Servizio Sanitario Nazionale? Vale soprattutto per alcuni settori, uno su tutti il pronto soccorso, con turni spesso massacranti e un rapporto sempre più conflittuale con i pazienti. Ma soprattutto, con stipendi bassi rispetto a molti colleghi europei. Gli ingressi alle scuole di specializzazione parlano chiaro: nel 2023 dei 900 posti in medicina d’urgenza oltre 700 sono andati a vuoto. Opposta è la situazione in dermatologia che, guarda caso, permette una remunerativa attività privata. In molti casi essere gettonista conviene, economicamente e per vivere meglio. Non conviene, però, al Servizio Sanitario Nazionale, e quindi a tutti noi. Non investire sul capitale umano è quanto di più sbagliato si possa fare: ce lo ricordano, ogni giorno, le liste d’attesa e i servizi che non funzionano. Ma cosa si sta facendo per rendere più attrattivo il sistema pubblico? Se la risposta è “niente” il problema, semplicemente, non verrà risolto.