Renata Gili

I vaccini come la tecnologia. A un certo punto diventano obsoleti

Avere un’alternativa permette di scegliere, ed è naturale che la scelta ricada sull’alternativa migliore a disposizione. Alla fine degli anni Novanta avevo un lettore CD portatile ed ero felice di potere ascoltare, quando ero in giro, la musica che mi piaceva direttamente dalla mia collezione di CD. Inutile dire che presto smisi di usarlo perché, agli inizi degli anni Duemila, mi venne regalato il primo iPod, più pratico e maneggevole. Oggi, ovviamente, ho accantonato pure l’iPod perché ascolto la musica dallo smartphone, che non solo è più pratico ma mi permette di ascoltare ciò che voglio in qualunque momento. Spostiamoci sul campo medico: anche qui si presentano spesso alternative che possono essere migliori. Quando si parla di farmaci, per esempio, è fondamentale valutare il rapporto tra i rischi e i benefici. Tutti i medicinali, infatti, hanno effetti collaterali ed è importante che i benefici apportati superino i rischi che si corrono assumendoli. Facciamo un esempio. Fino al 2002 in Italia si utilizzò il vaccino Sabin contro la poliomielite. Era estremamente efficace: ci permise di eliminare dal nostro paese questa terribile malattia. Ma nonostante gli straordinari benefici c’era un problema: Sabin era un vaccino composto dal virus della polio attenuato, reso cioè incapace di causare la malattia grave. Purtroppo, però, anche se raramente (circa 1 caso su 750.000 vaccinazioni), il virus “buono” tornava “cattivo”, causando nel vaccinato una paralisi, proprio quella che avrebbe dovuto prevenire. Finché i casi di polio erano migliaia ogni anno il rischio che si correva vaccinandosi era tollerabile. Ma quando – grazie al vaccino – la malattia sparì la situazione diventò paradossale: tutti i casi di paralisi, negli anni Novanta, erano causati dal vaccino stesso. Si passò, quindi, all’alternativa disponibile che era, a quel punto, diventata la migliore: il vaccino oggi in uso, un poco meno efficace ma sicurissimo. In questi giorni si parla molto di un altro vaccino, quello contro il covid dell’azienda Astrazeneca. È efficace (ha permesso di salvare milioni di vite) e sicuro, ma anche in questo caso un problema c’è: raramente (1-2 casi ogni 100.000 vaccinati) può causare una grave forma di trombosi. Ma allora perché, se efficace e sicuro, è stato ritirato dal commercio? Semplice. Perché abbiamo i vaccini a mRNA, più efficaci, sicuri e più facili da adattare alle nuove varianti virali. In altre parole, un’alternativa migliore.

[Articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Torino martedì 14 maggio 2024]