Renata Gili

Cancro al seno meno aggressivo grazie a scienza e prevenzione

A metà degli anni Settanta negli Stati Uniti le persone affette da un cancro al seno erano meno di oggi ma ne morivano molte di più. Ogni centomila donne erano circa cento, annualmente, quelle a cui veniva diagnosticata la malattia, con un numero di decessi che si avvicinava ai cinquanta. Oggi, sempre negli Stati Uniti, i casi di cancro al seno, ogni centomila donne, sono intorno ai centotrenta ma il numero di morti si è ridotto a circa venticinque. Stiamo parlando, ovviamente, di numeri che raggruppano tutti i casi di tumore al seno e, inevitabilmente, ci restituiscono una stima molto generale: la mortalità, per esempio, è spesso più bassa e dipende dal tipo di tumore, dai farmaci disponibili e dalla tempestività di inizio del trattamento. È certo, però, che nonostante l’aumento, negli ultimi cinquant’anni, dei casi di tumore, la mortalità è diminuita. O meglio, è precipitata, con un crollo così evidente da permetterci di affermare che il cancro – in questo caso al seno ma, vi assicuro, il discorso vale anche per altri tipi di tumore – è sempre più curabile: una chiara testimonianza del progresso scientifico, ottenuto grazie a decenni di lavoro di migliaia di ricercatori, intuizioni, investimenti economici, errori, talvolta, ma soprattutto passi avanti, studi clinici e ricerca. In una parola: scienza. Ma cosa significa in concreto? Si stima che la riduzione della mortalità per cancro al seno sia dovuta perlopiù a due fattori: da un lato i grandissimi miglioramenti in campo terapeutico, dall’altro la maggiore diffusione dei test per la diagnosi precoce. Per quanto riguarda il primo punto, l’ottima notizia è che non solo curiamo meglio il cancro nelle fasi iniziali di malattia ma siamo sempre più bravi a curare anche i tumori in fase avanzata (quando, cioè, hanno già dato metastasi). Il secondo punto, invece, ci ricorda l’importanza della prevenzione e, in questo caso, degli screening per la diagnosi precoce: in Piemonte, per esempio, tutte le donne fra i 45 e i 75 anni possono sottoporsi gratuitamente alla mammografia. I dati, insomma, parlano chiaro: grazie al progresso scientifico oggi possiamo curare sempre meglio un tumore pericoloso. L’ennesima dimostrazione che da una parte c’è la scienza, con il suo metodo rigoroso e i suoi risultati concreti, e dall’altra ci sono i detrattori, coloro che diffondono informazioni false. Scegliere da che parte stare è importante perché anche da questo dipende la nostra salute.

[Articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Torino martedì 20 febbraio 2024]

Fonti

https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2813878

https://ascopubs.org/doi/abs/10.1200/JCO.2023.41.16_suppl.10528

https://seer.cancer.gov/archive/csr/1975_2003/results_merged/sect_04_breast.pdf