Renata Gili

Coppettazione, pseudoscienza ed altre cose

Finalmente un argomento interessante salito agli onori della cronaca, un tema antico migliaia di anni ma nuovo per molti, finalmente un nuovo scandalo di cui noi medici, scienziati e divulgatori del twitter ci siamo dovuti occupare per salvare il mondo dalla pseudoscienza: signore e signori, è arrivata la coppettazione. Mi permetto, allora, di sfruttare il tema per un discorso un poco più generale. Io non sono superstiziosa ma mi è capitato innumerevoli volte di stare a tavola con persone che si arrabbiavano perché, alla richiesta di passargli per favore il sale, glielo porgevo direttamente, anziché limitarmi ad avvicinarlo al loro piatto in modo che potessero prenderlo senza afferrare il salino direttamente dalle mie mani. Portava sfortuna, sostenevano. Ovvio che a me, che non sono superstiziosa, faceva sorridere. Però non dava fastidio a nessuno passare il sale in un modo o in un altro e si è sempre assecondata la superstizione. Efficacia del gesto pari a zero, ovviamente da un punto di vista razionale lo sapevano pure loro, ma intanto se dopo il pranzo o la cena fosse successo qualcosa di spiacevole state pur tranquilli che – in caso di passaggio del sale sbagliato – si sarebbe saputo chi additare come colpevole. Un altro aneddoto: quando ero ragazzina, avrò avuto quattordici o quindici anni, c’è stato un periodo in cui perdevo i capelli. Vi lascio immaginare la disperazione, per carità, non ero calva ma si vedeva eccome e i miei compagni (quanto si è perfidi a quell’età) mi prendevano in giro. Ovviamente i miei genitori mi hanno portata da un bravo dermatologo, abbiamo cercato di capirne il motivo, e fatti gli esami del sangue è venuto fuori che ero anemica (la causa, la celiachia, si sarebbe scoperta poco dopo) e da quel momento ho iniziato a curare l’anemia. Ma, immediatamente dopo aver capito che mi cadevano più capelli del normale, io ho iniziato a fare cose che non avevano minimamente senso da un punto di vista medico e scientifico (l’unica sensata era curare l’anemia), tipo mettermi lozioni di ogni genere e tipo in testa. È servito a qualcosa? No, ovviamente, se ci concentriamo sul risultato “ricrescita dei capelli”, su quello ha fatto un buon lavoro solo la successiva dieta senza glutine che mi ha permesso di curare l’anemia. Ma a me sembrava di fare qualcosa per risolvere la situazione, e questo mi ha tranquillizzata e quindi (per come ero fatta io, magari per un altro sarebbe stato l’equivalente di bere acqua fresca) mi ha fatto stare meglio. Ho speso dei soldi, sì (mamma e papà, io mica lavoravo). Ma intanto sono stata più serena per un po’ di tempo perché mi sembrava di fare qualcosa e quelle lozioni vero che erano di dubbia o nulla efficacia ma non facevano nemmeno male (la dermatologa, state tranquilli, che queste cose fossero inutili me l’aveva detto chiaro e tondo). Chi lavora in ambito medico penso abbia esempi del genere quotidianamente: chi prende gocce totalmente inutili di oscillococcinum, chi si imbottisce di papaya fermentata nella convinzione che gli faccia bene, chi si rivolge all’osteopata per qualunque bubù, chi si beve l’aloe, e possiamo andare avanti così fino a domani. Fino ad arrivare allo “scandalo” degli scorsi giorni, la coppettazione della neo medaglia d’oro nei 100 metri a rana alle Olimpiadi di Parigi Nicolò Martinenghi. Anche qui: ha vinto grazie alla coppettazione? Ovvio che no, come dimostrano chiaramente i suoi pettorali e i suoi dorsali. Ma se l’ha fatta per motivi che saprà lui e io non posso sapere, che problema c’è? È una pratica che non ha basi scientifiche, ci mancherebbe, ma magari per tutta una serie di motivi gli ha fatto bene. Ma, soprattutto, non gli ha fatto male, perché è sostanzialmente priva di effetti collaterali. Tutto ciò per dire che non siamo tutti uguali e non siamo tutti così razionali nella vita. Che sia effetto placebo, che sia placare un’ansia, che sia l’idea di avere provato a fare tutto quello che si poteva (nell’ambito della legalità, ci mancherebbe) per risolvere un problema di salute o per migliorare una prestazione fisica, se una persona decide di sottoporsi a una pratica innocua che però non ha prove scientifiche di efficacia, non ci vedo un problema. Il problema, invece, c’è ed è grave quando è il medico a consigliarla spacciandola per un trattamento efficace; o quando la persona, se chiede consiglio a un medico, non viene correttamente informata sulla assenza di prove di efficacia. O quando medici e operatori sanitari non operano secondo solide evidenze scientifiche, curando per esempio un bambino affetto da tonsillite o otite con le gocce di oscillococcinum al posto dell’antibiotico. Oppure quando la pratica in questione è rischiosa per la salute e non priva di effetti collaterali (come quel delinquente di un “medico” che faceva autotrasfusioni ai suoi pazienti, facendoli ammalare di epatite C), o rischiosa per gli altri (un medico che, al di fuori di ogni evidenza scientifica, consiglia a un genitore di non vaccinare il figlio per il morbillo danneggia il bambino stesso ma pure tutti gli altri). O quando, infine, diventa un peso economico per il servizio sanitario nazionale, che con i soldi pubblici deve occuparsi della salute dei cittadini basandosi esclusivamente su farmaci e/o interventi che abbiano solide evidenze scientifiche a dimostrarne efficacia e sicurezza. Va da sé, poi, che una maggiore cultura scientifica nella popolazione (e qui si aprirebbe un altro enorme capitolo) sarebbe davvero necessaria, ma mica perché uno decide di farsi fare la coppettazione. Perché, piuttosto, come abbiamo visto con il covid e purtroppo in molte altre occasioni, troppa gente rifiuta il metodo scientifico, mettendo a rischio se stesso e le persone che gli stanno intorno.