Negli ultimi giorni si sente molto parlare di Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Non solo il presidente Trump ha dato il via alle pratiche per il ritiro degli USA dall’organizzazione, ma alcuni esponenti della Lega hanno presentato un disegno di legge per l’uscita dall’agenzia internazionale anche del nostro paese, a suon di “basta stipendifici” o di “finanziamo gente che fa le vacanze in giro per il mondo”. Vediamo, allora, di che tipo sono le “vacanze” di cui medici e ricercatori dell’OMS godono a spese degli stati membri. Alcuni esempi recenti: a Gaza il personale OMS è attivo per fornire farmaci e servizi salvavita agli abitanti delle zone di guerra. Negli ultimi mesi del 2024, sempre a Gaza, dove c’era stato un caso di poliomielite, l’OMS ha avviato una campagna di vaccinazione per i bambini, sotto le bombe e nonostante gli attacchi in corso. Prima di Natale eravamo preoccupati per l’inizio di una nuova epidemia causata da una malattia misteriosa in Congo, e grazie all’OMS abbiamo capito che non si trattava di un nuovo virus. Insomma, per citare solo alcune delle sue attività, l’OMS risponde alle emergenze sanitarie derivanti da catastrofi naturali o guerre e lavora, soprattutto nei paesi più poveri, per prevenire lo sviluppo di nuove epidemie e per promuovere campagne di vaccinazione, con una maggiore sicurezza per tutti, anche per noi: abbiamo ormai imparato che i virus non conoscono confini. Ha ragione chi dice che l’OMS non ha funzionato perfettamente durante la pandemia covid, che si tratta di un’organizzazione politicizzata, che non è snella ed è intrisa di burocrazia, ma la soluzione non è certo andarsene. Gli svantaggi potrebbero essere numerosi, a fronte di zero vantaggi. Nemmeno quello – ripetuto da Salvini – di risparmiare cento milioni di dollari da investire nel nostro servizio sanitario. A parte il fatto che i soldi che diamo all’OMS sono meno (circa settanta milioni), mi permetto una considerazione. Viviamo in un paese in cui una giornata di degenza ospedaliera a Cuneo costa poco più di 400 euro, a fronte degli oltre 1000 euro a Messina. Al sud, quasi il triplo che al nord. Nonostante al sud la sanità non funzioni certo meglio che al nord. Il nostro problema più urgente è quello di risolvere sprechi e malfunzionamenti. I milioni di euro derivanti dall’abbandono dell’OMS rappresenterebbero solo l’ennesima immissione di risorse in un serbatoio bucato. Questa volta, però, al costo di una minore sicurezza per tutti.
[Articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Torino martedì 28 gennaio 2025]