Renata Gili

Sulla violenza contro i medici la solidarietà non basta

La scorsa settimana cinquanta persone, a Foggia, si sono scagliate con violenza contro medici e infermieri. Il caso è eclatante ma non unico, giungendo agli onori delle cronache alla fine di un’estate che ha visto susseguirsi quasi quotidianamente aggressioni nei confronti del personale sanitario. Il problema è difficile da quantificare ma stime internazionali evidenziano come circa un operatore sanitario su due, nel corso della carriera, sia vittima di violenza fisica o verbale. Attenzione: la stima è globale ma non pensate che siano coinvolti solo paesi a basso reddito o realtà diverse dalla nostra. Quello delle aggressioni a medici e infermieri è, infatti, oggi un problema in aumento che colpisce pesantemente anche i paesi dotati di sistemi sanitari ben sviluppati e l’Italia non fa eccezione: solo nel 2023 le aggressioni sono state oltre 16.000. Le cause alla base del fenomeno sono diverse. Semplificando, possiamo dire che da un lato entrano in gioco fattori organizzativi. Fra questi, la carenza di personale e le risorse sempre più scarse. Si allungano, così, i tempi di attesa, medici e infermieri sono costretti a lavorare sotto pressione e peggiora la comunicazione con i pazienti. Risultato: i pazienti e i loro familiari sono sempre più insoddisfatti. Insoddisfazione che in alcuni casi sfocia nell’aggressività. Il tutto all’interno di strutture spesso obsolete e, soprattutto, prive di adeguati sistemi di sicurezza. Dall’altro lato entrano in gioco fattori culturali e la pandemia Covid ha certamente aggravato la situazione. Fra lockdown, campagna vaccinale e dilagare di false informazioni, medici e infermieri sono spesso dipinti come nemici, pagati da bigpharma e attenti solo ai propri interessi, e non come professionisti che lavorano per la salute di tutti noi. È infine importante sottolineare che le conseguenze della violenza non interessano solo gli operatori sanitari. Certo, noi ne siamo colpiti in modo diretto. Tutto ciò, però, può portare a una riduzione della qualità delle cure, oltre che a un aumento dei costi e al rischio che medici e infermieri, sfiniti, decidano di andarsene. Ecco perché è un problema di tutti: si tratta di un attacco al nostro sistema sanitario e al diritto di ognuno a essere curato. Gli interventi necessari per correre ai ripari sono molteplici: siamo di fronte a un problema complesso e come tale andrebbe urgentemente gestito. Finora si è fatto troppo poco e questo è inaccettabile. La solidarietà non basta.

[Articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Torino martedì 10 settembre 2024]

Fonti

https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=6510

https://www.thelancet.com/journals/eclinm/article/PIIS2589-5370(24)00220-7/fulltext

https://academic.oup.com/eurpub/article/33/1/4/6889488