Renata Gili

La Sanità non è più gratuita, chi ha i soldi ha più diritti

La scorsa settimana il Ministero della Salute ha dichiarato che solo nelle regioni con i conti della sanità a posto (13 su 20, al centro e al nord) si sarebbe potuto somministrare gratuitamente il nirsevimab, farmaco che protegge i neonati dal virus respiratorio sinciziale, causa di una grave malattia. La vicenda ha suscitato pesanti polemiche: solo al nord i bambini avrebbero il medicinale gratis. Al sud la possibilità di proteggere i propri figli dipenderebbe dal conto in banca dei genitori. Risultato? Dietrofront del Ministero, ora al lavoro su una soluzione. Questa storia ci fa riflettere. In Italia diamo per scontato di poterci curare gratuitamente (o, al limite, pagando una piccola somma) e, giustamente, ci indigniamo se un farmaco è gratuito in certe regioni e non in altre. Mi chiedo, però: perché ci si indigna per il nirsevimab – utile a pochi nuovi nati – e non per il resto? Da anni, in certi posti più che in altri, non sono più garantite nemmeno le prestazioni sanitarie di base. Immaginiamo un paese dove il pane è gratis. Ci sono centri pubblici di distribuzione e tutti son felici, potendo sfamare sé stessi e i propri cari. Un giorno, però, si decide che il pane non è più gratis. Ci sarebbero proteste e si ragionerebbe su una soluzione interrogandosi sulle risorse, magari non più sufficienti. Ma se, senza provvedimenti eclatanti, il pane non si trovasse più facilmente nei panifici pubblici? Una volta uno ti dice che devi aspettare qualche giorno, un’altra che il pane c’è ma a due ore di distanza. Chi può andrebbe al panificio privato vicino. Ma chi non può, al pane finirebbe spesso per rinunciarci. Un mese andrebbe meglio, un mese peggio, ma comunque non riuscirebbe a procurarsi sempre il pane necessario a stare bene. Il tutto senza accorgersene in modo evidente e con la convinzione di vivere in un paese dove il pane è gratis. Con la sanità sta succedendo questo: le cure sanitarie, sulla carta, ci sono. Ma la realtà va, lentamente, in direzione opposta: è ormai raro trovare il posto per una visita in tempi consoni ed è raro trovarlo nell’ospedale vicino a casa. Chi ha i soldi paga. Chi i soldi non li ha aspetta, ma attendere in medicina significa peggiorare la situazione. Forse per accorgerci di ciò che sta accadendo dobbiamo aspettare di trovare il pronto soccorso chiuso. Solo allora capiremo che il diritto che diamo per scontato non è più tale. In assenza di una riforma della sanità temo, però, che sarà troppo tardi.

[Articolo pubblicato sulle pagine di Repubblica Torino martedì 24 settembre 2024]

Fonti

https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=124441

https://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=124502